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...e con la collaborazione dell' Ensemble "La scala"
In sottofondo: Mamma Mia, di Donato Semeraro
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Uno spazio dedicato a chi ne vuole sapere
di più...
di Antonia Sarcina Da circa un decennio la “scuola di orchestrazione e direzione per banda”, che fu inserita in Conservatorio nei primi anni dello scorso secolo dapprima presso il S.Cecilia di Roma per la fama acquisita dal M° Vessella, e in seguito al S.Pietro a Majella per il M° Caravaglios, ha ritrovato nuovo vigore ed entusiasmo tanto da essere istituita in molti altri Conservatori quali Milano,Trento,Verona, Udine, Parma,Torino, Bologna,Firenze, Pesaro, Frosinone, Avellino, Bari, Monopoli, Lecce, Cosenza. Con l’avvento della riforma (lex 508/99), non ancora del tutto perfezionata, la scuola si è dotata del Triennio sperimentale e del Biennio post-diploma specialistico in cui per la prima volta compare anche la materia “direzione di complessi a fiato”. In quasi tutti i Conservatori menzionati sono presenti sia il triennio tradizionale che prevede per il Diploma tre prove scritte della durata di max 18 ore ciascuna con la composizione da parte del candidato di una fuga a 4 parti su tema dato, una marcia con brevi cenni strumentali scritta al pianoforte su tema dato, ed un’orchestrazione per banda sempre su tema dato, sia il Triennio sperimentale di 1° livello con il sistema degli esami in base ad un piano di studio presentato dallo studente come prevedono i regolamenti di tipo Universitario e basato sostanzialmente sui c.f. (crediti e debiti formativi) così come anche per il Biennio specialistico. Ogni Istituto in base alle scelte dei docenti interessati si è dotato di un piano di studi per il Triennio e per il Biennio abbastanza omogeneo ma tuttavia diverso da sede a sede, così come in genere accade per gli Atenei Universitari, questo grazie anche all’autonomia di cui godono attualmente anche gli Istituti dell’A.F.A.M (Alta formazione artistico – musicale). In genere ogni Conservatorio sistema i piani di studio relativi alle singole discipline sui propri siti web, in modo che chiunque fosse interessato sappia da subito quanti e quali esami sostenere in ogni annualità. Le tasse relative ai trienni e bienni differiscono da Istituto ad Istituto in base a criteri stabiliti dal Consiglio di Amministrazione degli stessi. In alcuni Conservatori sono state formate compagini orchestrali di tipo bandistico con cui far esercitare gli studenti del Triennio e del Biennio. Per essere ammessi al triennio tradizionale occorre aver conseguito l’esame del compimento inferiore di composizione (IV anno), per accedere invece al Triennio sperimentale la cosa varia da Istituto ad Istituto, in taluni non è obbligatorio in altri sì, in alcuni non compare la materia armonia e contrappunto in altri sì e così via…. Per accedere al Biennio specialistico bisogna aver conseguito il Diploma di Strumentazione per banda (1° livello) e questo vale su tutto il territorio nazionale. In alcuni Conservatori la scuola di “Orchestrazione per banda” è costituita da un 4 + 3 + 2 , cioè da un corso inferiore di 4 anni che riguarda la preparazione al compimento inferiore di armonia, e il triennio più in seguito il biennio. Questo è presente solo in alcuni Istituti come ad esempio Torino, Udine, Firenze, Frosinone, Avellino, Napoli, Lecce, Cosenza. In altri Istituti come Milano, Roma, Bologna, Pesaro, Bari, Monopoli, per entrare alla scuola di “orchestrazione per banda” bisogna aver già conseguito il compimento inferiore di armonia principale, IV anno di composizione. Ciò fa la differenza nel numero degli iscritti a tale disciplina, poiché in genere chi è interessato alla “Banda” non possiede rudimenti di armonia e non intende iscriversi al corso di armonia principale che prevede esami di pianoforte abbastanza complessi (lettura della partitura) e così viene scoraggiato dai programmi di composizione. In quegli Istituti in cui si è dato accesso fin dal primo anno del corso inferiore (e questa è un’esperienza che ho potuto fare personalmente) il numero degli iscritti è sempre stato regolare, poiché molti studenti provenivano dalla realtà bandistica regionale e nazionale. M° Prof.
Antonia Sarcina,
Argomento assai
dibattuto in questi ultimi anni fra presidenti di banda, maestri, organizzatori
di eventi musicali e responsabili delle chiese locali è quello relativo
all’utilizzo della chiesa come luogo per l’esibizione della banda sia per i
concerti, sia per l’animazione di celebrazioni liturgiche celebrative.
Ennio Cominetti
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